I concerti del Alirio Diaz International guitar festival si tengono presso lo storico convento di Sant’Agata a Quartu Sant’Elena. Scopri la storia del Convento.

Chiesa di Sant’Agata
La chiesa di Sant’Agata fu costruita da maestranze toscane in forme romaniche intorno alla metà del sec. XII. Realizzata in accurata opera quadrata, ebbe unica navata, ampia abside orientata semicircolare voltata a semicatino, copertura lignea impostata su mensole litiche a quarto di cerchio, pavimento in ghiaia e sabbia legate con malta di calce e, esternamente, a corona dei muri perimetrali, una teoria di archetti pensili a tutto sesto e a due ghiere tagliate a spigolo vivo, impostati su corposi peducci variamente decorati da abili scalpellini. Venne eretta verosimilmente per volontà del vescovo di Cagliari a cui apparteneva e che, adiacente ad essa, aveva una sua casa torre ed un vasto orto.
Negli ultimi decenni del sec. XIII, l’edificio fu ricostruito, sempre in opera quadrata, sulle fondazioni e su parte di muro di quello preesistente – di cui si utilizzò anche il materiale di spoglio – da maestranze locali che guardavano ai primi esempi gotico-toscani espressi a Cagliari, in quegli anni, da maestri d’oltremare: la chiesa di San Francesco di Stampace ed il transetto della cattedrale di Santa Maria di Castello. Ampia come la precedente, ebbe aula mononavata, pavimento in calce e sabbia, copertura lignea su mensole litiche scalettate, abside quadrata (così detta “scarsella”) voltata a crociera ed illuminata da un’alta bifora esternamente sopraccigliata. All’esterno, nell’alto dei muri perimetrali, archetti a sesto acuto ad unica ghiera, trilobati, zigrinati, a lancetta e, tra di essi, nel lato destro, alcuni romanici di spoglio.

Nel 1631 il vescovo di Cagliari Ambrogio Machin donò la chiesa e l’area adiacente (ancora appartenenti alla Mensa arcivescovile) ai Padri cappuccini perché restaurassero la prima e costruissero nella seconda un loro convento. Nella chiesa, reintitolata a San Francesco, i religiosi adeguarono lo spazio secondo le prescrizioni dell’Ordine, rifecero la facciata, sostituirono la fatiscente copertura lignea con volte, a botte o a crociera sottilmente nervata, nella navata, nel presbiterio, ricavato nell’ultimo tratto dell’aula, e nelle tre cappelle, costruite sul lato destro entro il 1702. Le cappelle furono realizzate grazie alle donazioni delle ricche e devote famiglie quartesi che vi ebbero diritto di sepoltura per loro e per gli eredi: i Loddo, i Pillai e gli Spiga-Piras.
In seguito alle leggi eversive del 1866, chiesa, convento e pertinenze furono espropriate dallo Stato e, nel 1868, cedute dall’Asse del Culto al Comune di Quartu per un prezzo simbolico. La chiesa restò aperta al culto sino al 1900, quando, dopo alcune trasformazioni, fu adibita ad usi civili, tra cui a scuola. Dal 1926 fu nuovamente officiata dal clero della parrocchiale di Sant’Elena su richiesta del quartese mons. Virgilio Angioni, fondatore dell’Istituto del Buon Pastore, al quale era stato concesso l’adiacente ex convento. Con i restauri del 1990-1996, finanziati dall’Amministrazione comunale, l’edificio ha riacquistato l’aspetto “alla cappuccina” assunto tra il 1631 ed il 1702. Sono stati inoltre riscoperti e lasciati a vista fondazioni, lacerti di pavimento e tratti di muro dell’abside romanica.
Tra gli arredi interessano principalmente:
- Nel presbiterio, la pala dipinta ad olio su tela raffigurante Cristo in croce con S. Francesco e altri Santi (1647 ca), attribuita al genovese Orazio de Ferrari; il tabernacolo “alla cappuccina”, a tempietto classico in legno scolpito, intagliato e intarsiato (primi sec. XVIII) eseguito da un fratello laico.
- Nella prima cappella, il dipinto ad olio su tela raffigurante la Visione di San Felice da Cantalice (metà sec. XVII), firmato dal maiorchino Bartolomé Llevante.
L’Ex Convento dei Cappuccini si trova in Via Brigata Sassari a Quartu Sant’Elena
